Istantanee americane

Il Robin Hood di Brooklyn. I quasi cinquanta punti di distacco con cui Bill de Blasio ha conquistato la poltrona di sindaco di New York, “il secondo lavoro più difficile d’America”, come si usa dire, gli concedono ampia libertà di dare “una nuova direzione” a una città che ha scelto di seguire “la strada progressista”. L’incoronazione di De Blasio è il trionfo della discontinuità con il modello politico e antropologico di Michael Bloomberg, il sindaco miliardario che ha dominato una lunga stagione andando a braccetto con i detestati banchieri di Wall Street e limitando la sensibilità liberal alle questioni sociali, dal matrimonio gay alla campagna per il controllo delle armi da fuoco. Pace Bill de Blasio, l’icona multietnica che piace perché incarna lo spirito del tempo: l’ovvio dei popoli
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Il Robin Hood di Brooklyn. I quasi cinquanta punti di distacco con cui Bill de Blasio ha conquistato la poltrona di sindaco di New York, “il secondo lavoro più difficile d’America”, come si usa dire, gli concedono ampia libertà di dare “una nuova direzione” a una città che ha scelto di seguire “la strada progressista”. L’incoronazione di De Blasio è il trionfo della discontinuità con il modello politico e antropologico di Michael Bloomberg, il sindaco miliardario che ha dominato una lunga stagione andando a braccetto con i detestati banchieri di Wall Street e limitando la sensibilità liberal alle questioni sociali, dal matrimonio gay alla campagna per il controllo delle armi da fuoco. “Progress” è la parola che campeggia sul podio da cui De Blasio ha festeggiato la vittoria, termine onusto di significati che la recente sinistra americana, dominata dal clintonismo, ha cercato di mitigare con massicce dosi di pragmatismo. De Blasio ha stravinto con un messaggio politico intransigente dettato con il linguaggio del populismo di sinistra, l’esatto opposto dell’ideale del compromesso che nella vulgata dovrebbe essere l’antidoto all’estrema polarizzazione della politica americana. Sulla prima pagina del New York Times De Blasio è stato insignito del titolo di “liberal audace” e l’aggettivo non può che ricordare quell’audacia della speranza con cui un altro candidato venuto dalla fine del mondo – nel senso delle Hawaii – prometteva di cambiare il corso della sinistra americana. Le cose sono andate diversamente, e i critici di questo gigantesco Robin Hood di Park Slope, che promette di tassare i ricchi per ridistribuire ai poveri, aspettano l’inevitabile assalto della realtà. De Blasio ha già sperimentato la sensazione quando ha lavorato per l’ultimo sindaco democratico di New York, David Dinkins, che vagheggiava la rivoluzione liberal e si è ritrovato a confezionare il durissimo piano anticrimine portato a compimento da Rudy Giuliani e che de Blasio ha usato come idolo polemico per smontare l’impalpabile avversario Joe Lhota, che di Giuliani è stato il braccio operativo. La “tale of two cities” di De Blasio è un efficace grimaldello ideologico da campagna elettorale; poi c’è la realtà, in cui “non c’è un modo democratico o repubblicano di riparare una fogna”, come diceva Fiorello La Guardia.

L’intransigenza sconfitta in Virginia. Nella più importante elezione a livello statale, quella della Virginia, il democratico Terry McAuliffe ha sconfitto Ken Cuccinelli con meno di tre punti di scarto, divario nettamente inferiore rispetto ai sondaggi. A Richmond si è vista una dinamica opposta rispetto a quella di New York: Cuccinelli, posizionato sull’ala estrema del proprio partito, in quota Tea Party, ha perso contro la quintessenza del clintonismo pragmatico e intrallazzone. McAuliffe è stato l’architetto della grandiosa macchina di fundraising di Clinton e appartiene ancora a lui il record di denari raggranellati in un singolo evento elettorale: 26,3 milioni di dollari. Operatore della zona grigia e specialista degli affari borderline, McAuliffe era stato sepolto alle primarie democratiche di quattro anni fa da un collega di partito poi sconfitto da Bob McDonnell. Il suo curriculum sembrava perfetto, di questi tempi, per garantirgli un’altra sconfitta, ma gli elettori hanno preferito punire Cuccinelli, uomo del Tea Party e dunque associato a quella fazione intransigente che ha forzato lo shutdown dello stato federale. Il 30 per cento degli abitanti della Virginia vive nell’area di Washington, strapiena di impiegati statali. E’ più una sconfitta dei repubblicani che una vittoria dei democratici, come sottolineano i conservatori del Wall Street Journal, parlando di “vicenda imbarazzante”.

Il trionfo del pragmatico Christie. Chris Christie è stato rieletto governatore del New Jersey, e su questo c’erano pochi dubbi. L’incontenibile repubblicano si è assicurato il posto un anno fa con quell’abbraccio a Barack Obama dopo l’uragano Sandy che ha devastato le coste del New Jersey. Con quel gesto ha fatto infuriare molti repubblicani, ma ha confermato agli elettori del suo stato (dove i democratici superano i repubblicani di 700 mila unità) che la strada per rimettersi in sesto era quella del compromesso, del pragmatismo, dell’accordo con il nemico nell’ottica del bene comune, un modello politico profondamente diverso dalla minoranza antagonista del senatore Ted Cruz e della nuova ondata del Tea Party. Per questo Christie sente il bisogno di ribadire che ha “governato come un conservatore, non come un moderato” nel giorno in cui gli elettori hanno anche approvato un aumento del salario minimo; per lui si prospetta una fase di negoziati intrarepubblicani per rilanciare la sua immagine identitaria e coprirsi il fianco destro. Christie ha raccolto voti a mani basse fra le donne, i giovani, gli afroamericani e gli ispanici, esattamente le categorie elettorali con cui il Gop fatica drammaticamente a sintonizzarsi. Il giornale Trentonian ha messo in prima pagina il titolo “4 more years”, ma il “4” è cancellato e al suo posto compare un “2”, perché le elezioni presidenziali sono fra due anni e Christie non può non tenere la Casa Bianca sullo sfondo delle sue ambizioni elettorali. Fra poche settimane sarà nominato a capo dell’associazione dei governatori repubblicani, carica che gli darà modo di girare per tutto il paese per dissodare il terreno e stringere alleanze.

Redenzione e bancarotta. Martin Walsh ha restituito a Boston un sindaco di origini irlandesi dopo la ventennale parentesi dell’italoamericano Thomas Menino, che ha rinunciato a competere per il sesto mandato per ragioni di salute. Walsh è un congressista del Massachusetts di 46 anni, figlio di operai e punto di riferimento del movimento sindacale. Da ragazzo ha sconfitto un tumore e da adulto ha sconfitto la dipendenza dall’alcol. Non ha studiato ad Haravrd. Con i ricchi contributi che sono arrivati dalle “union” di ogni angolo d’America e gli endorsement di colleghi democratici popolari fra le minoranze, Walsh ha cucito un fronte eterogeneo che gli ha permesso di vincere con quattro punti percentuali di vantaggio sull’avversario. Il politologo Jeffrey Berry, l’ha chiamata “una storia di redenzione”.
Erano quarant’anni, invece, che Detroit non aveva un sindaco bianco. Mike Duggan è l’eccezione storica nella città simbolo della crisi e abitata all’80 per cento da afroamericani. Il potere di Duggan, però, si ferma nell’ambito dei simboli e dei propositi. La città potrebbe dichiarare bancarotta prima del suo insediamento, a gennaio, e il commissario speciale Kevyn Orr è il responsabile dell’amministrazione della città. La sfida di Duggan è quella di portare nuovi investitori nella città fantasma. Un consigliere comunale ha riassunto così la situazione: “Non è questione di bianco o di nero, ma di verde, come le banconote”.

Roulette, cattedre, erba e trivelle. Lo stato di New York ha votato la costruzione di sette casinò privati, proposta rigettata per decenni e infine votata dopo una monumentale campagna basata sui contributi fiscali che il gioco d’azzardo porterà allo stato. I dati dicono però che i casinò tendono a gravare sulle fasce più povere, penalizzando la seconda delle due città di De Blasio. In Colorado è passata la legge che tassa la marijuana al 25 per cento, mentre è stato respinto il quesito sull’aumento delle imposte sul reddito per finanziare il sistema scolastico malconcio. I sostenitori dell’“emendamento 66” speravano che la mozione statale potesse fungere da ariete per promuovere riforme analoghe a livello nazionale, ma non la pensava così almeno il 66 per cento dell’elettorato. Tre dei quattro referendum dello stesso stato per limitare il fracking, il processo di fratturazione idraulica per l’estrazione di idrocarburi, sono passati al vaglio degli elettori, ma richieste analoghe in Ohio, sostenute dal fronte ambientalista, sono state respinte.